Nuovo cinema

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lunedì 16 novembre 2015

Una tomba per le lucciole



  • Una tomba per le lucciole.
    Il 10 e l' 11 le varie sale cinematografiche hanno trasmesso uno dei capolavori dell' animazione giapponese " La tomba delle lucciole " del regista Isao Takahata.
    La novità sta nel nuovo doppiaggio che ha l' intento di essere più fedele alla versione originale di quanto non avesse fatto il precedente, perché le opere giapponesi, rivolte e pensate per un pubblico giapponese, non possono essere adattate ad uno spettatore diverso se non snaturandole.
    Il pubblico italiano deve leggere l' opera contestualizzandola e non adattandola ai suoi gusti.
    E' un film che si rivolge ad un pubblico adulto, potente nel contrasto dato dal realismo e crudezza del fatto storico e la morbidezza e il colore tipici dell' animazione.
    Il regista decide di calare lo spettatore subito nel clima drammatico fin dal primo fotogramma.
    Nel corpo proteso avanti del giovane Seita ormai prossimo alla morte, seduto a terra e con labbra che mostrano i segni evidenti della disidratazione e del mal nutrimento. Sarà il posarsi di una mosca sul viso a darci conferma del suo decesso.
    Unico tesoro nelle sue tasche una scatola di latta contenente i resti della sorellina.
    Non ci sono punti di svolta, crescendo di tensione, la linea di drammaticità si mantiene alta per tutti e novanta i minuti di proiezione e non puoi solo che decidere se lasciarti andare subito all' emotività o attendere ancora un po'.
    Di fronte alla guerra la solidarietà scompare per dare posto ai singoli istinti di sopravvivenza, solo il protagonista quattordicenne pare non seguire questa legge e manifesta un moto di orgoglio che sarà fatale per lui e la sorellina.
    L' amore della piccola per "il fratellone", che le dovrà nascondere la morte di " mammina " e reggere da solo ogni tipo di umiliazione e l' attaccamento profondo dei due orfani, genera un altro contrasto, ossia quello del silenzio assoluto dei sentimenti degli adulti che non avranno tempo e modo di aiutare i due fratelli.
    Il profondo senso di ingiustizia non lo si avverte nei riguardi degli esseri umani che nell' animazione non vengono presentati con personalità differenti vittime indistinte degli eventi, ma nei riguardi del tempo troppo breve per dare modo di rendersi conto dei cambiamenti e troppo lungo per riuscire ad abbracciare la via d' uscita.

Uomini senza donne


  • Uomini senza donne - Murakami Haruki
    Se avessi dovuto scegliere questo libro dalle recensioni in quarta di copertina non lo avrei mai preso.
    Mi sono fidata dell' autore e del titolo e ne sono rimasta entusiasta.
    Non è un romanzo, ma 7 racconti di cui solo l' ultimo ha il titolo in copertina.
    Ad ogni modo ogni racconto racchiude il dispiegarsi dei pensieri di uomini soli.
    " solo la conoscenza della verità rende gli esseri umani più forti "
    Questi uomini sono alla ricerca della verità sull' altro, sulla propria compagna o moglie alternandosi nel ruolo di chi non comprende appieno e sfida ogni comprensibile logica per trovare una risposta a determinate azioni di cui non ha avuto coraggio o voglia di chiedere conto per non alterare un equilibrio ormai consolidato, oppure nel ruolo di chi non è compreso se non nel momento finale dopo aver preso le cose alla larga, fatto infinite diversioni per ritornare nel punto di partenza.
    Tutto lentamente, mettendoci il tempo necessario, eppure ogni protagonista volgendo lo sguardo al passato non può che trasmetterci la sensazione di un' infinita solitudine.
    Il presente e la maturità ricompone i tasselli, ma ogni racconto non ci fornisce svolgimento del futuro.
    " Kafuku aveva superato la fase dell' accettare o meno la realtà. Ed era una differenza importante ".
    L' analisi psicologica dei personaggi è eccellente, ogni azione dei protagonisti lascia al lettore l' indubbia risposta.
    Si può punire senza fare nulla, si può intuire lo struggimento della rimuginazione in cui si lascia l' altro, si può spaccare in due il proprio io salvaguardandosi.
    E' una lettura che consiglio.

giovedì 12 novembre 2015

Anna



Anna - Niccolò Ammaniti
Ammaniti ha sempre avuto la capacità di conferire alle sue narrazioni la freschezza tipica del preadolescente.
Quando il mondo è acerbo e i pensieri e lo sguardo sullo stesso sono semplici e lineari, senza sovrastrutture.
In Anna emerge la primordiale necessità della sopravvivenza.
Un virus denominato "la rossa" ha falciato tutta la popolazione dai 14 anni in su.
Solo i bambini ne sono immuni e tra questi Anna, una bambina che vaga tra cadaveri, mosche, topi e materassi in cerca di viveri per lei e il fratellino del quale si prende cura, come promesso alla madre prima che morisse.
Come ogni racconto ammanitiano non esiste pathos o dramma esistenziale.
In quelle condizioni ogni pensiero superfluo sarebbe perdita di tempo e chi è stupido tendenzialmente soccombe, come da classica legge della natura.
Legge della natura che vede Anna essere madre che insegna al suo cucciolo a difendersi, che lo protegge dalla vista di cadaveri che a seconda dell' umidità si sono trasformati in " filetti di baccalà o poltiglia rivoltante ", che gli insegna come si fa e come lei si augura lui farà quando lei al compimento dei suoi 14 anni non ci sarà più.
Fuori c'è la morte, al fratellino lei restituisce il pensiero magico, un peluche di porcospino incartato in un foglio di giornale come fosse appena acquistato, le cure migliori. Lei non ha olfatto, sapori, ma solo rievocazioni dal passato di ricordi e profumi, memorie di una nutella o di un budino che soppiantano scatolette che dovrebbero essere rancide, ma che al gusto sono insapori.
Non esistono soldi, esiste lo scambio e poche cose hanno valore, altre appaiono stonate come le pubblicità rimaste affisse sui cartelloni.
Com'è questo mondo gestito dai bambini?
E' affascinante la capacità di tirare fuori istinti primordiali dai quali siamo ormai davvero molto distanti.
Una lettura più che interessante e piacevole.
" La vita è un insieme di attese.
A volte così brevi che nemmeno te ne rendi conto,
a volte così lunghe da sembrare infinite,
ma con o senza pazienza
hanno tutte una fine "

venerdì 12 giugno 2015

Il narcisista perverso e le sue tattiche


Induzione (suggerire l'idea all’altro)
La grande forza del narcisista perverso è l'arte dell'induzione. Essa si applica per provocare sentimenti negli altri, reazioni, azioni, o, viceversa, per inibirli. Lui agisce in un certo qual modo come un mago malefico, un ipnotizzatore abusivo. Evitando di esprimere all'altro ciò che pensa, di illuminarlo sulle sue intenzioni, procede per allusione, senza mai compromettersi. Procede allo stesso modo se intende negare un qualcosa a priori. L'altro, che non aveva intenzione di chiedere nulla, si sentirà preso in contropiede senza sapere esattamente perché:  si riprometterà allora di non chiedere nulla che possa mettere in dubbio la sua onestà personale, entrando inconsapevolmente nel gioco del perverso narcisista. Quest'ultimo, oltre a tenere sotto controllo la sua "vittima" imposterà volentieri il suo discorso su un messaggio moralizzatore e si mostrerà come un essere "  nobile e puro",  forzando l'altro, che non vuole essere rifiutato, ad identificarsi in questa morale.

Incoerenze e contraddizioni.
Felice e orgoglioso del suo colpo, il perverso narcisista potrà anche elogiarsi presso terzi del suo successo, affermando: “l'altro lo aveva meritato, poiché era troppo stupido e ingenuo”. Ma anche quando le contraddizioni del suo comportamento scoppiano, seminando dubbi sulla sua personalità, sulle sue intenzioni o sulla sua sincerità, riesce generalmente a recuperare i suoi errori e ripristinare la bella immagine di sé che ha lasciato fendere per mancanza di prudenza. Affermerà allora, per esempio, che ha scherzato e cercava soltanto di testare il suo interlocutore. Di solito, gli si scuserà tutto, perché sa rendersi simpatico e soprattutto perché ha sempre una spiegazione per giustificare un comportamento improvvisamente contraddittorio. L'errore "  disastroso"  sarà messo sul conto di una debolezza momentanea, di una stanchezza, di un sovraffaticamento, di una malattia. Concludendo insomma, si dirà che ogni persona "perfetta"  è fallibile.
"Il perverso narcisista è capace di sostenere un punto di vista un giorno e difendere le idee inverse l'indomani, giusto per fare rimbalzare la discussione o, deliberatamente, per colpire. " (Marie-France Hirigoyen, "Molestie morali", pagina,108)

L'uso di messaggi paradossali.
Il narcisista perverso si compiace nell'ambiguità. Con i suoi messaggi paradossali, doppi, oscuri, blocca la comunicazione e pone la sua vittima nell'impossibilità di fornire delle risposte appropriate, poiché non può comprendere la situazione. Si esaurisce a trovare soluzioni che saranno per definizione inadatte e respinte dal perverso di cui susciterà le critiche ed i rimproveri. Completamente sconcertata, affonderà in depressione o nell’angoscia (vedi  Marie-France Hirigoyen, "Molestie morali", "  La comunicazione perversa", p. 111). 

Calunnie e insinuazioni
Il narcisista perverso ha il talento di diffamare senza dare l’impressione di toccare, prudentemente, dando l'apparenza di obiettività e della massima serietà, come se non facesse che riportare parole che non sono sue. Spesso non porta un'accusa chiara, ma si accontenta di allusioni velate, insidiose. Alla lunga, riuscirà a seminare il dubbio, senza avere mai pronunciato una frase che potrebbe farlo cadere sotto un'accusa di diffamazione. Utilizzerà il potere della ripetizione e non cesserà di mettere in dubbio l'onestà delle intenzioni dell'avversario che vuole abbattere, in base alla tendenza umana di credere "che non c'è fumo senza arrosto ".

Uso di false verità enormi e credibili.
La comunicazione perversa è al servizio di questa strategia. È fatta prima di false verità. Successivamente, nel conflitto aperto, fa aperto ricorso, senza vergogna, alla menzogna più grossolana. Qualunque cosa si dica, i perversi trovano sempre un modo per avere ragione, tanto più che la vittima è già destabilizzata e non prova, contrariamente al suo aggressore, alcun piacere a polemizzare. Il turbamento indotto nella vittima è conseguenza della confusione permanente tra la verità e le menzogne. La menzogna nei perversi narcisisti si fa diretta soltanto durante la fase distruttiva. Si tratta allora di una menzogna a dispetto di ogni evidenza. É soprattutto e prima di tutto una menzogna convinta che convince l'altro. Indipendentemente dall'enormità della menzogna, il perverso vi si aggrappa e finisce per convincere l'interlocutore. Verità o menzogna, ai perversi importa poco: è vero ciò che dicono in quel dato momento. Queste falsificazioni della verità sono a volte molto vicine ad una costruzione delirante. Qualsiasi messaggio che non è formulato esplicitamente, anche se ne traspare il senso, non deve essere preso in considerazione dall'interlocutore. Poiché non vi è alcuna traccia oggettiva, non esiste. La menzogna risponde semplicemente ad una necessità di ignorare ciò che lede il suo interesse narcisistico. Questo è il motivo per cui si vedono molti perversi circondare la propria storia di un grande mistero, che induce l'altro a farsi una convinzione senza che sia stato detto nulla: “nascondere per mostrare senza dire.” (Marie-France Hirigoyen, Molestie morali, pagina 94).

Porsi come una vittima
In occasione delle separazioni, i perversi si pongono come vittime abbandonate, dando loro il ruolo migliore e permettendo di attirare un altro partner, consolatore. Può farsi passare per debole, per “il cane perso senza collare”, cane bastonato dagli occhi tristi, di cui vorranno  precisamente occuparsi le donne materne, devote, quelle con la vocazione di crocerossina, quelle che esistono soltanto dalla devozione agli altri, coloro che diventeranno la loro futura vittima. Questo al fine di farle cadere nella sua rete. Egli, infatti, ha un talento incredibile nell’impersonare il ruolo di vittima. Come un incredibile talento nel fingere di essere malato o irresponsabile o approfittare di una malattia (reale o immaginaria),di un incidente, usare o approfittare di un handicap reale, ecc..

Inibizione del pensiero critico della vittima
Durante la fase di condizionamento, l'azione del perverso narcisista sulla sua vittima consiste principalmente nell'inibirne il pensiero. Nella fase successiva, suscita in lei sensazioni, azioni, reazioni, attraverso meccanismi di ingiunzione o di induzione. "Se l’altro ha sufficienti difese perverse per giocare al rilancio, si scatena una lotta perversa che si concluderà soltanto con la resa del meno perverso dei due. Il perverso cerca di spingere la sua vittima ad agire contro di lui (a farla agire in modo perverso)per poi denunciarla come "cattiva". Ciò che conta è che la vittima sembri responsabile di quello che le capita. " (Marie-France Hirigoyen, "Molestie morali" a pagina 122). La cosa più difficile per la vittima è non entrare nel gioco, nei particolari giochi di conflitti artificiali, causati dal perverso.

Tattiche estreme (sul punto della confusione)
Se un'esaltazione può condurre il perversa narcisista a commettere degli atti di violenza, evita accuratamente di farsi "spedire"  alla polizia e alla giustizia. "Costretto, può farsi passare per matto, irresponsabile dei suoi atti, perché si sa che i matti possono permettersi tutto“(articolo 122-1 del nuovo codice penale)( Philinte, in “Le Misanthrope “)


domenica 26 ottobre 2014

Pensieri e ricordi inusuali


Quello che faticherò sempre a comprendere è l' affidare ad un blog delle parole che dovrebbero arrivare a qualcuno, quando quel qualcuno si può contattare con una mail privata o una telefonata o altro ancora.
L' esclusività e riservatezza dei rapporti è importante per la comprensione reciproca e perché le relazioni umane evolvano positivamente.
Evitare questo modo di comunicare diretto è fuorviante e nasconde altro.
Nel suo essere non diretto diventa poco chiaro ed equivoco appunto, perché la prima cosa che il lettore giustamente si chiede è "rientro nel destinatario del messaggio?" e la risposta è forse si e forse no.
Si può fingere di non aver letto, di non aver compreso che si fosse destinatari di cotanta attenzione.
Il dubbio e la poca chiarezza diventa alibi sia per chi scrive che per chi legge e ancora per chi dovrebbe leggere in quanto destinatario reale, per sottrarsi prima o dopo da eventuali conseguenze o interpretazioni troppo aperte di qualcosa che alla fine può essere tutto, ma anche il suo contrario.
Personalmente interpreto la cosa come una perdita di tempo, ma anche un voler non superare determinati ostacoli personali.
La comunicazione è efficace quando avviene in modo chiaro e inequivocabile.
Saprete che una persona vuole avervi tra le sue amicizie o rete di relazioni sociali quando vi contatterà tramite i mezzi tradizionali, ossia il telefono, la mail e altro ancora ( come sopra ) e non quando visiterà un vostro profilo su un social network.
Quando una persona conta davvero non c'è limite alcuno e le parole devono arrivare dirette, anzi ci si assicura che arrivino dirette e senza equivoci.
Il resto non conta, non deve contare.
Dal momento che internet ha regalato a molti la possibilità di vivere rapporti visionari e non reali, si è andati a confondere anche la decodificazione dei linguaggi.
In un rapporto reale e sincero tutto si svolge su un piano diretto, il linguaggio è diretto; in un rapporto visionario e non reale la comunicazione diventa emoticons, destrutturazione del linguaggio diretto per formare immagini fittizie e forme di comunicazione fittizia come un saluto non più espresso come tale in forma di semplice " ciao ", ma come suono prodotto dallo squillo del cellulare o appunto visite ai profili virtuali.
E poi ci sono gli accavallamenti e gli incroci che quando si traducono nell' uso di strumenti reali e diretti di comunicazione nel caso di rapporto virtuale sono sempre positivi, quando invece portano la sintesi tecnologica nei rapporti reali diventano mortificazione.
"mi ha mandato uno squillo questa sera, cosa vorrà dire?" nulla, cosa vuol dire uno squillo?
"che mi pensava"
no! vuol dire che non aveva tempo per un pensiero che fosse qualcosa di più concreto e reale o non ne aveva voglia.
Del resto ipotizziamo un litigio tra una persona che si dice illusa da un uomo che le mandava emoticons e squilli ad ogni ora.
" Io credevo che volessi di più da me! credevo facessi sul serio!"
"Quando lo avrei detto?"
" mi squillavi ogni secondo, vuol dire che mi pensavi..."
e lì vi renderete conto di aver camminato su una lama che lentamente si inclina e vi fa scivolare dall' altra parte.
" io volevo solo salutarti"/ " il gattino per errore ha posato una zampina sul mio smartphone e sono partiti un po' di squilli a raffica "
Ah!
Questo è quello che intendevo all' inizio del mio discorso, una comunicazione diretta è l' unico mezzo efficace per dirsi risolti nelle relazioni sociali.
Non perdete tempo con segnali fumosi che non porteranno a nulla.

mercoledì 23 luglio 2014

Come si smonta la rabbia


La rabbia di cui parlo non è quella caratteriale, non ho alcun titolo per risolvere un elemento cronicizzato.
Mi riferisco invece a quell' impeto spontaneo che abbiamo quando una persona in cui confidavamo ci crea un torto.
Tanto più è alta la considerazione e la stima della persona dietro cui abbiamo perso tempo, tanto più è la rabbia dettata dalla disillusione.
Come realizziamo che l' altro è diverso dalle nostre aspettative, perché si comporta in modo indegno di noi, vorremmo demolire o meglio disintegrare anche il solo ricordo della persona.
A dire la verità vorremmo anche disintegrare la persona.
Vorremmo che fosse consapevole anche lei che se si è sprecato tempo e altro è solo perché pensavamo che lei fosse bella e virtuosa, invece dal momento che la stessa si è rivelata essere mediocre, in noi nasce il tentativo di far aprire gli occhi anche al soggetto in questione.Come a voler lasciare un senso di profonda vergogna per le azioni compiute in nostro danno.
Da questo momento in poi si aprono mille porticine.
C'è chi si dedica alla pura vendetta con punteruoli che accarezzano lucide carrozzerie d' auto, c'è chi persevera nello stalking chiamando pedissequamente per ricordare al soggetto quanto faccia schifo e c'è chi in maniera più sana si dedica all' elaborazione di quanto vissuto e all' oblio del passato.
Considerando che l 'opzione 3 è l' unica che ci salvaguarda da una denuncia penale e che magari ci regala un po' di sollievo concentriamoci su questa.
Partiamo intanto con il chiarire che essere signori non vuol dire tenersi dentro tutto. Se una persona ci fa un torto noi abbiamo il pieno diritto di dire prontamente all' altro che il suo modo di fare è pura violenza per noi e pertanto ogni discorso è chiuso ( ovviamente sono stata molto sintetica e diplomatica nell' uso dei termini, ma in questa e solo in questa occasione è lecito tirar fuori tutto quello che tenevamo nel cilindro nero ).
Da quel momento in poi dedichiamoci il tempo di vivisezionare minuziosamente e solo simbolicamente il soggetto al fine di realizzare e di maturare in noi quel sentimento di compassione che porta a guardare dall' alto e con distacco la persona.
Se un uomo verso il quale ci siamo comportate con sincero entusiasmo ha agito male, non è per colpa nostra, ma per un suo problema, perché chi riceve del bene non può relazionarsi in modo negativo.
Fa parte dell' educazione di base.
Nessuno può costringersi a provare sentimenti diversi da quelli che nutre, ma questo non deve spingere ad autogiustificarsi per comportamenti maleducati verso persone che invece hanno avuto fiducia e agito in modo positivo.
Verso chi è maleducato anche la notra rabbia è sprecata, tramutiamola in compassione perché chi è maleducato prima di tutto è ignorante e da una persona simile non ci si può aspettare nulla di meglio.


giovedì 17 luglio 2014

La dieta Grano Zero

Si sa che con l' arrivo dell' estate le riviste per restare o tornare in forma hanno molto successo, se poi si riesce a pubblicare un intero libro di 360 pagine su una teoria fantasmagorica siamo a cavallo.
L' autore è William Davis e il libro è La Dieta Zero Grano.
Mi ha incuriosita perché da tempo analizzo le interazioni tra alimenti diversi e le reazioni del corpo all' assunzione degli stessi.
Sono convinta che ogni fiore di broccoletto o Big Mac si comporti nei mio pancino con la stessa potenza della pillola contraccettiva serale, da qualche parte del mio corpo il danno o il beneficio avverranno.
Inoltre, pur non essendo celiaca, mi sono sempre poste domande sull' origine di questa malattia comunque nuova, quindi risultato di qualche modificazione recente sui cibi.
Pertanto sono propensa a credere che le modificazioni genetiche sul grano debbano aver portato conseguenze importanti come la celiachia.
William Davis afferma e motiva questo con fonti più solide della mia.
L' autore è un cardialogo e riporta diversi casi clinici da lui risolti proprio tramite l' eliminazione del grano dall' alimentazione del paziente. I benefici andrebbero dall' eliminazione dell' alopecia alla remissione di vari stati infiammatori. In alcuni pazienti si verifica anche una riduzione di peso, ma a mio avviso questo non è dovuto propriamente all' eliminazione del grano.
Collego sicuramente l' aumento di determinate patologie all' assunzione del grano, ma non l' obesià.
A supporto dei miei dubbi riporto questa tabella dove in colore giallo chiaro vengono delimitate le aree dove la concentrazione di individui obesi è < 5 % e man mano che l' intensità del colore è più accesa fino ad arrivare all' arancio le aree indicano uan concentrazione di individui obesi pari al 50 - 55%




E' evidente che l' area relativa all' America del nord ha un importante presenza del dato in esame e stando all' autore il principale indiziato sarebbe il grano. Se così fosse l' Italia, maggior consumatore di pane e pasta al mondo, dovrebbe avere un' area marcatamente rossa, invece abbiamo una buona percentuale di individui magri rispetto a quelli obesi. L' analisi della distribuzione e della frequenza della celiachia in Europa e in America non rafforza l' ipotesi di un collegamento tra maggior consumo di prodotti a base di glutine e malattia.
L' autore commette l' errore di sottointendere che l' alimentazione dei nostri nonni fosse identica alla nostra, con l' unica differenza nella qualità dello stesso prodotto.
Ossia mia nonna mangiava un piatto di spaghetti ed era sana, perché quel grano non era geneticamente modificato, mentre io mangio un piatto di spaghetti realizzati con farine ormai interamente modificate.
Io mi ammalo, lei ha campato cent' anni.
Mi risulta che nel nord America più che un piatto di spaghetti con pomodorini freschi mangino roba più o meno così


E che mangiare cibo qualitativamente scadente e molto grasso sia un fattore culturale.
I miei nonni non mangiavano in questo modo e nemmeno i loro.
Più semplice dunque fare un confronto a parità di alimenti ingeriti.
Consigliare ad un Americano di eliminare il grano vuol dire portarlo inevitabilmente a non assumere più cibo spazzatura, cup cakes, pan cakes, ciambelline varie e porcate varie.
Io una roba così non pensavo esistesse in natura, loro si :



Quindi dire che per evitare di essere obesi si dovrebbe eliminare il grano,  equivale a dire che per evitare un cancro alla pelle sarebbe meglio vivere di notte.
Constatare che le qualità organolettiche degli spaghetti aglio e olio di mia nonna erano più affidabili di quelle dei miei è un dato di fatto invece serio che va approfondito anche se non si deve sfilare in passerella, perché a mio avviso l' obesità in tal caso è solo un fattore di comorbilità.
Per concludere il libro è ancora una volta un inutile lancio di ultima moda fine a se stesso, tra l' altro l' editore italiano non si è preoccupato nemmeno di inserire nell' appendice finale, quella relativa alle eventuali ricette senza grano, cibi commestibili anche per noi italiani, roba che se poi uno volesse dopo 360 pagine avere un' idea di fattibilità del percorso da intraprendere dovrebbe finire col rubare i semi di girasole dalla gabbia del criceto!